Valerio Scanu querela Fibra e chiede 20 mila euro di risarcimento ecco i motivi

 

Era il 2013: Fabri Fibra pubblicava il settimo album di inediti intitolato Guerra e pace.

Fra le varie canzoni, una spicca: A me di te, in cui il rapper italiano fa riferimento al collega Valerio Scanu.

Vento in poppa, come un veliero
Vengo in bocca come a Valerio
Che in verità è una donna a me sta bene il mondo è vario
Vladimir re-invertito, un travestito al contrario
Davvero? Certo!
L’ho visto a Porto Cervo
Esplodevo come a Chernobyl
Dopo il suo concerto
Eravamo nel suo camerino a bere vino, io l’ho spinto in bagno
Lui mi ha detto: “In tutti i mari, in tutti i laghi”.
Non capisci? Mi bagno!
Con una corda l’ho legato sul divano, lui mi ha detto:
“Questa corda mi ricorda il mio compagno di scuola media,
si chiamava Massimo, chiavava al massimo,
una media alta mi in*ulava come i mass-media”.
Io ho risposto: “Complimenti!”
Gli ho abbassato i pantaloni e sotto aveva un tanga e quattro assorbenti.
Giù le mutande, il liquido fuori da questo glande,
tira su tutto come le canne
Mi sono fatto Valeria Scanner!

A distanza di tre anni, la sentenza è giunta: Fibra è stato condannato per diffamazione e dovrà pagare una multa di 20mila euro per il danno arrecato al collega.

Poiché sono scaduti i termini, la sentenza è da considerarsi definitiva; i legali di Scanu sono però pronti ad agire anche in sede civile, allo scopo di ottenere un pieno risarcimento per il cantante.

All’epoca dei fatti, Fibra commentò la canzone con le seguenti parole:

Scanu ha vinto Sanremo e in un anno ha raggiunto il successo per poi finire schiacciato per terra senza più l’apporto dei discografici . Questi ultimi abbracciano i ragazzi che vengono dai talent come fossero fonte di ricchezza per poi sparire. Dunque Scanu non dovrebbe incazzarsi con me ma anzi lo incito a incazzarsi coi suoi discografici, svincolarsi e fare la musica libera che vuole.

In risposta, Scanu dichiarò:

Quello che ha scritto nella sua canzone non c’entra niente con il consiglio discografico che mi ha dato. E’ un escamotage che ha trovato perché la sua canzone è un insieme di insulti. Si dovrà anche prendere le responsabilità di quello che dice. Sono tutte cose abbastanza pesanti. Sono insulti gratuiti e senza motivo.

Antonella Tarducci, avvocato del rapper, ha dichiarato che si trattasse di immagini forti essenziali nel rap.

Paola Castiglione e Ugo Cerruti, che rappresentano Scanu, hanno invece affermato:

Le espressioni utilizzate dal cantante Fabri Fibra sono diffamatorie in maniera oggettiva, come ha stabilito il giudice. Ed è la prima sentenza in Italia che vede la condanna per diffamazione di un cantante di musica rap. La musica è libertà, ma insultare squallidamente una persona non è musica e non è arte. Ognuno è libero di manifestare liberamente il proprio pensiero, non di offendere e diffamare una persona.

Si aggiunge fra le accuse quella di Arcigay:

I rapper, che si rivolgono soprattutto ai ragazzi più giovani, dovrebbero stare attenti a non passare messaggi offensivi e omofobici. L’omofobia nasce dalla non conoscenza e dal non rispetto delle persone. Il tema non nasce di certo con Fabri Fibra. Anni fa, il tema fu sollevato sul caso di un famosissimo rapper statunitense. Il fatto di avere come interlocutori soprattutto studenti minorenni dovrebbe spingere chi canta hip hop a essere consapevole del proprio ruolo sociale, e di conseguenza evitare concetti e linguaggi che possono ferire, o indurre alcuni ad atteggiamenti violenti e discriminatori.